Moroscianu L.I. LO SCRITTORE ITALIANO DI ODESSA ENRICO MUSTON E LA SUA TRAGEDIA IN ITALO-VALDESE “GIULIA, O LA VENDETTA”
Moroscianu L.I.
Dottore in scienze filologiche, professore associato
Università nazionale «Accademia di Giurisprudenza di Odessa»
LO SCRITTORE ITALIANO DI ODESSA ENRICO MUSTON E LA SUA TRAGEDIA IN ITALO-VALDESE “GIULIA, O LA VENDETTA”
Il nome di Enrico Muston è stato scoperto nel “Catalogie de la Bibliothèque Publique de la ville d’Odessa” [1, p. 260]. La nostra attenzione e’ stata attirata dal titolo della pubblicazione: “Trigesimoquinto, canto inedito dell’Inferno di Dante Alighieri, scoperto in manoscritto presso all’antica Caffa in Crimea. Od., 1862”, fu pubblicato sotto il nome di Muston E. Purtroppo, il testo era perduto, e tutte le nostre sforze per trovarlo anche nelle altre biblioteche dell'Ucraina sono state invane.
Però nella Biblioteca Gor’kij è stato scoperto anche un’altra opera di quell’autore, edito alla tiratura separata, nello stesso anno 1862: Muston E. Giulia, o la Vendetta. Saggio di tragedia. Od., 1862, 36 p. Per fortuna, quest’opera era al suo posto nel deposito. Sulla pagine del titolo si trova il permesso del Comitato di censura: “Si è permesso di pubblicare, che dopo sia presentato nel Comitato di censura una stabilita quantità di copie. Odessa, 26 dicembre 1861, censore M. Paleolog” [4, p.2].
Il dramma è scritta, come è indicato sulla pagine del titolo, in lingua “italo-valdese”. Valdese (val-dé-se), come si indica nel Dizionario di Devoto, è “relativo al movimento religioso promosso nel sec. XII dal mercante lionese Valdo (1140 ca.-1217), divenuto poi nel sec. XVI chiesa evangelica di tipo calvinista”, e al “seguace della confessione religiosa valdese” [3]. Ci sembra strano però che il termine che significa il movimento religioso è estato usato da E. Muston come il nome di una lingua o il dialetto.
Il testo è anticipato dall’epigrafo “Et tragicus plerumque dolet sermone pedestri» (Hor. Ars. Poёt) e da “Due parole di preambolo”: “La tragedia vuole essere scritta in prosa. Che cosa è, in ultima analisi, una tragedia? È lo svolgimento di una azione drammatica che, fra varie peripezie, in se involve una fine miseranda ed infelice. Azione senza agenti, già non si dà. Ora, gli agenti saranno uomini e donne; e a questi generalmente non die natura l'esprimere i loro pensamenti in versi. Quindi, per conservare alla detta azione drammatica tutti i suoi caratteri di verisimiglianza umana, conviene, i personaggi parlino il linguaggio della natura, e questo linguaggio è la prosa” [4, p.3].
I protagonisti del dramma: duca Gernando, Erico, di lui figlio. Eugenia, di lui figlia. Giulia, figlia dell' ucciso duca Guntero. Balia di Giulia, travestita da strega. Persone che non parlano: Sacerdote. Coro di giovini ragazze. Servitori. L’azione della tragedia (in tre atti) si svolge in un castello in Germania.
Il soggetto del dramma: nel castello del duca Gernando abita Gulia, la figlia dell’ucciso duca Guntero. Gernando vuole sposarla con suo figlio, avendo unito due antichi casati e con tale modo avendo custodito il trono. Gulia invece, essendo ancora in lutto dopo la morte dei genitori, trova il pensiero delle nozze sacrilego.
Improvvisamente appare la balia della Gulia, sparita subito della morte dei suoi genitori, travestita da mendicante, e comunica alla ragazza i dettagli del lloro ultimo giorno. Gulia promette alla memoria dei genitori che loro saranno vendicati.
Gernando parla con il figlio e gli ordina di sposarsi. Erico non vuole sposarsi per volontà del padre dicendo che il suo cuore non è libero e lui ha giurato alla fidanzata sulla tomba. Il duca non vuole sentirlo e insista sulle nozze immediate.
Gulia ed Erico giurano sulla tomba dei suoi genitori mai separarsi. Viene il Duca, e per sua fortuna scopre che l’amata di suo figlio è la stessa Gulia.
Avviene il giorno delle nozze, e nel momento quando il prete sta per infilare l’anello sul dito della sposa, Gulia all’improvviso riconosce nel Duca l’assassino dei suoi genitori. Lei cade priva dei sensi e muore. “Visto questo, Erico, sopraffatto da mortale angoscia, vibra al padre un fiero sguardo e si dà una stilettata, esclamando: “Sei vendicata, o mia Giulia!” (E cade sull’estinta principessa.) Gernando, come impietrito: “O Dio! la vostra giustizia è terribile!”
Qua diamo qualche brano della tragedia come un esempio del testo.
SCENA QUARTA
Si raddoppia vieppiù 'l bujo della stanza.
Giulia, avvicinandosi a passi lenti al suo letto. E’ presso a scoppiarimi 'l cuore! Povero 'l mio cuore! Come farai a sostenere prova si crudele? Spieiato destino! tu ti prendi giucco di me! A me meglio s'addirebbe l'umile divisa della monaca che non la pomposa veste della sposa. (Siede sulla sponda del letto e rimane per qualche tempo soprapensiero.) Proviamoci a dormire .... (smorza 'l lume e lascia mollemente cadere il capo sull'origliere.) Si riscuote tutto ad un i'nitto. Oh! Dio! . . pietà! pietà! o miei genilori! . . . Eppure ad uno sposalizio che condannate, come posso sottranni? (Manda gli occhi in giro nella stanza, e tutto all' improvviso mette un grido orrendo. Misericordia! .... (Imbattuto sì è 'l suo sguardo sopra un lucido rappresentunte la morte de' suoi genitori, dietro 'l quale la balia dimenava un lume.) Accende la candela. O! orrore! poveri, cari miei genitori! (Sparisce la balia col lucido.) Fu visione! o, apparizione vera? (Si frega gli occhi) Eppure era sveglia! Anime sdegnate, voi gridate vendetta, e vendetta, spero, avrete! Deh! qua! sudore di morte mi bagna la fronte? Pietà, o miei cari, pietà! Vi vidi io adunque? Vi vidi io torcendovi sotto 'l pugnale d'uno scellerato? . . .. (Balza dal letto; fa qualche passo nella camera, poi s'avvicina alla finestra che mette sul giardino) (Chiaro di luna). Oh! un po' d'aria; mi sento a soffocare! (Esce dalla stanza).
Giardino rischiarato dall' argentino chiarore della luna. (…)
SCENA SETTIMA. Dette.
La balia, additando a Giulia il mucchio di terra.
Lì, dormono di sonno eterno i vostri genitori.
Giulia, coprendosi il viso còlle due mani ed inginocchiandosi innanzi alla croce. Padre mio!… Madre mia! … sono io, la sventurata vostra figlia, che calco ora le vostre ceneri! ... . Oh! ascoltatemi, diletti genitori; ascoltatemi ... (i singhiozzi le troncano la voce) fia quind' innanzi sacrala mia vita alle ombre vostre! Buon signor del Cielo! soccorrete alla mia debolezza; infondete nel mio cuore tanta forza che basti ad adempiere al mio voto! . . . (Rimane un peszo silenziosa, i come assorta in qualche contemplazione). Tutto ad un tratto, drizzasi ed esclama: Oh! Dio! mi chiedete vendetta!
La balia. E vendetta avranno! A tempo debito, conoscerete, o mia principessa, l'empio assassino.... La persona a cui comparirò subitaneamente allato, in quella ravviserete il barbaro uccisore de' vostri cari! (si dicendo scomparve).
Giulia guardandosi attorno, mette un grido stridulo, e cade tramortita in terra. Avea scorto a poca distanza un uomo vestito da cacciatore, che pareva uscisse di terra.(...)
Cosa siamo riusciti ad accertare di Enrico Muston? L’informazione di lui abbiamo trovato nei resoconti annuali della Società Italiana di Beneficenza [2]. Sulla base dei risoconti della Società abbiamo cercato di cicreare un'immagine della sua vita. La prima menzione di lui troviamo nel 1875 – gli è stato dato un soccorso di 5 rubli. Bisogna dire, che il soccorso lo ricevavono molti italiani bisognosi, ogni mese circa 20-25 persone. La dimensione media del soccorso era 2 o 3 rubli, cioè Muston ha ottenuto il massimo dell'aiuto finanziario. Quel aiuto era destinato per comprare carbone, abbigliamento, cibo, pane [2].
Nel 1886 per E.Muston è stato pagato sussidio straordinario 5 rubli in maggio e in luglio. In questo anno E.Muston è stato in ospedale; per la cura la Società gli ha dato due volte sussidi straordinari di 7 e 9 rubli. Negli anni 1888-1892 lui e la sua moglie Teresa ricevevano regolarmente sussidi straordinari, sempre gli stessi 5 rubli quasi ogni mese. Nel febbraio 1893, come è scritto nel risoconto, gli sono stati dati 10 rubli, probabilmente per la cura in ospedale. Il 16 febbraio alla sua famiglia erano pagati 18 rubli, per funerali. La sua vedova non aveva i mezzi nemmeno per seppelirlo 6].
Allora, sappiamo data precisa della morte di questo sconosciuto scrittore italiano, vissuto ad Odessa nel secolo XIX – il 16 febbrio 1893. Ha vissuto ad Odessa ultimi 30 anni della sua vita. Non sappiamo né la sua data di nascita, né dove era nato, né da dove era venuto. Sappiamo, che la sua opera “Trigesimoquinto, canto inedito dell’Inferno di Dante Alighieri” è stata letta dalla scrittrice George Sand [5, p. 145]. E ancora sappiamo, che l'ultimo decennio della sua vita era pieno di sofferenze e povertà.
Bibliografia:
- Catalogie de la Bibliothèque Publique de la ville d’Odessa. Tome II. - Odessa, 1903.
- Demianova L. Società Italiana di Beneficenza a Odessa. Collana “La Sconosciuta Civiltà Italiana sulle Coste del Nord del Mar Nero nei secoli XIX-XX”, Vol. 1. / L. Demianova. - Odessa: KP OGT, 2007. - 295 p.
- Devoto G., Oli G.-C. Dizionario dela lingua italiana / D. Devoto, G.-C. Oli. – Roma: Società Dante Alighieri, Le Monnier, 2000.
- Muston E. Giulia, o la Vendetta: Saggio di tragedia / E. Muston. – Odessa. – 1862. – 36 с.
- Bulletin de L'Academie Impriale des Sciences. Imperatorskaia Akademiia. - Vol. 2. - 1863.
- Società Italiana di Beneficenza in Odessa. – Gestione per l’anno 1893, XXX dalla fondazione. – Odessa, Tipografia A. Sehuitze, 1894. – 22 p.


